giovedì 24 gennaio 2008

La parola ai giurati

Al teatro Fraschini di Pavia arriva in cartellone (22, 23, 24 gennaio) lo spettacolo La parola ai giurati dal testo di Reginald Rose interpretato e diretto da Alessandro Gassman.
Lo spettacolo, direttamente ispirato al film del 1957 di Sidney Lumet Twelve Angry Men, racconta la storia della travagliata decisione di una giuria convocata, nella America degli anni '50, per decidere della vita di un sedicenne ispano-americano accusato dell'omicidio volontario del padre.
La condanna sembrerebbe scontata e la camera di consiglio breve, se non fosse per la resistenza di un unico giurato (Gassman) che, prima di comminare la pena di morte, si appella all'esistenza di un ragionevole dubbio circa la colpevolezza dell'imputato e chiede che tutti gli indizi e le testimonianze vengano riesaminati. Parte così una lunga ed estenuante ricostruzione dei fatti che porta pian piano tutti i componenti della giuria a rivedere le proprie convinzioni.
La parola ai giurati è un'opera teatrale che si sviluppa su un impianto d'impronta cinematografico al quale rimandano diversi accorgimenti: le proiezioni su uno schermo trasparente di vedute della città di New York; l'avvicendarsi di spezzoni dell'omonimo film a momenti di recitazione; salti temporali -rappresentati dallo scorrere veloce delle lancette dell'orologio, isolato nell'oscurità dal resto della scenografia- che richiamano stacchi cinematografici; l'alternarsi di diversi ambienti (il bagno e la sala del consiglio) come in un montaggio parallelo, la colonna sonora a sottolineare i momenti di tensione e di pathos, fino alla presentazione degli interpreti al termine dello spettacolo che ricorda lo scorrere dei titoli di coda di un film.
L'incontro di cinema e teatro sul palco, sintomatico a volte della carenza espressiva di certa recitazione, è invece in questo caso risultato di una scelta registica oculata in grado di trarre il massimo vantaggio dal connubbio tra queste due arti che, convivendo, si esaltano e contribuiscono a sottolineare la tragicità e l'importanza del tema trattato.
In uno spettacolo tutto al maschile, Alessandro Gassman dà vita al responsabile e riflessivo giurato n. 8 che, con la sua voce profonda e suadente, convince i colleghi a soppesare bene tutti i dettagli prima di arrogarsi, a cuor leggero, il diritto di porre fine alla vita di un giovane uomo. La sua convincente interpretazione ben si amalgama con la recitazione degli altri undici giurati (Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi, Fabio Busotti, Paolo Fosso, Nanni Candelari, Emanuele Salce, Massimo Lello, Emanuele Maria Basso, Giacomo Rosselli, Matteo Taranto, Giulio Federico Janni) che portano sulla scena le esistenze di uomini profondamente diversi, costretti da una convivenza forzata in una stanza afosa e sigillata a confrontarsi con gli altri, con i propri limiti e con i propri istinti, a volte poi non così differenti da quelli di un presunto assassino.
Il risultato complessivo è quello di un'opera corale che dal singolo caso sposta l'attenzione ad un ambito più generale per affrontare il delicato argomento della pena di morte, nel tentativo di far riflettere sul valore della vita, sulla giustizia e sui diritti di vittime e colpevoli. Temi ambiziosi, affrontati qui in modo appassionato e senza banalità -rischio frequente in questi casi- in un viaggio nella psicologia umana e nella società contemporanea.



VOTO: /5

2 commenti:

pamela ha detto...

ciao Lucy,sono un astudentessa di discipline dello spettacolo, anche io scrivorecenzioni che puoi trovare nel sito radiosiena.it sotto la sezione eventi. Anche io ho in cantiere un blog..
riguardo allo spettacolo.
trovo che la tua recensione sia fatta molto bene, soprattutto la parte in cui parli del rapporto tra il cinema e il teatro. Ma non trovi che uno degli attori (quello a cui è scappato il figlio) reciti non tanto bene e soprattutto urli troppo?? secondo me nello spettacolo la rabbia è troppo sottolineata con le urla e le risse minacciate che a volte sono un pò gratuite! solo un parere che non ho scritto nel mio testo.
Un saluto
Pamela Pifferi

Lucy ha detto...

Ciao Pamela, grazie per il complimento. Andrò sicuramente a leggere le tue recensioni.
Per quanto riguarda lo spettacolo e la recitazione di alcuni attori, credo che, a volte, la rabbia "gratuita" o l'ira esagerata siano state appositamente cercate per sottolineare come tutti -anche gli "integerrimi" giurati di un processo- covino dentro di loro il germe della violenza. La maggior parte delle persone riesce poi a dominare questi istinti con la ragione e l'autocontrollo e non giungerà mai a commettere un omicidio...appunto ciò che il giurato saggio vuole provare, concedendo all'accusato il beneficio del dubbio e dimostrando che nessun uomo può decidere della vita di un suo simile. Ciao
Lucy