domenica 28 giugno 2009

Coraline

"Fai attenzione a quello che desideri!" Mai sottotitolo avrebbe potuto essere più azzeccato per Coraline, ultimo gioiellino dell'animazione firmato Universal che racconta la storia di una ragazzina alle prese con il trasferimento in una nuova e piuttosto spaventosa abitazione. La noia, la sensazione di essere trascurata dai genitori troppo impegnati nella stesura di un catalogo di piante e una misteriosa bambola -la cui genesi per opera di rapidissime dita affilate come cesoie è l'inquietante prologo alla vicenda- porteranno la giovane protagonista in un mondo parallelo. Qui, una volta attraversata una piccola porta presente nel soggiorno della sua casa, Coraline penserà di aver trovato la realizzazione di tutti i suoi sogni con due genitori premurosi e accondiscendenti, perfetti cloni della famiglia reale se non fosse per due bottoni al posto degli occhi. Presto, però, si accorgerà di come possa essere sottile il confine tra sogno e incubo e sarà costretta a rivedere le sue prospettive.
Accompagnata in questo viaggio, che a tutti gli effetti può dirsi di formazione, da un gatto parlante e da uno strambo centauro, Coraline incontrerà sulla sua strada pittoreschi e surreali vicini di casa che contribuiranno a donare all'atmosfera un che di magico e di pungente.
Il film, tratto da un romanzo di Neil Gaiman, è scritto e diretto da Henry Selick, già coautore e regista insieme a Tim Burton di Nightmare before Christmas. Completamente girato in stop motion, Coraline è realizzato in 3D, anche se personalmente ritengo che gli occhialini stereoscopici poco aggiungano ad un racconto che già di per sè risulta inquietante e affascinante allo stesso tempo. In questa deformazione della realtà che comincia immediatamente con la storpiatura del nome della protagonista, il brivido si mescola all'ironia e alla meraviglia per un cartoon che strega. Da non perdere in questo cinema di inizio estate.






VOTO:
/5

lunedì 20 aprile 2009

Giro di valzer

Domenica 19 aprile è andato in scena sul palco del Teatro Cesare Volta del quartiere Scala di Pavia lo spettacolo "Giro di valzer". La rappresentazione teatrale è il risultato di sei mesi di lavoro, condotto dall'associazione "Calypso-Il teatro per il sociale", che ha visto gli anziani delle APS (Associazione di Promozione Sociale) di Pavia protagonisti di un percorso laboratoriale nell'ambito del progetto "I teatri del raccontare", finanziato dalla Regione Lombardia-Famiglia e Solidarietà Sociale.
Ne è nato uno spettacolo emozionante ed evocativo imperniato sul filo dei ricordi, delle sensazioni e dei racconti legati alla musica e alla magia delle note che portano con sè il sapore di tempi passati, ma sempre vivi e attuali nei cuori dei protagonisti e non solo.
Come ricordato dai membri dell'associazione che ha guidato questo laboratorio teatrale, ancor più che il risultato finale, ciò che conta maggiormente in questo tipo di rappresentazioni è il lavoro preparatorio attraverso il quale sono nati gli spunti e le memorie all'origine della rappresentazione e grazie al quale i partecipanti si sono avvicinati a quelli che sono principi cardine del teatro sociale. Un teatro, forse ancora poco noto ai più, che sta vivendo però un sempre più rapido sviluppo anche nel territorio pavese e che fa della condivisione, della partecipazione attiva, dello stare insieme, della discussione e dell'elaborazione di nuovi e profondi legami sociali la sua forza. Una forza potente che colpisce lo spettatore e che, risentendo notevolmente anche del legame con il territorio, è in grado di generare uno spettacolo nello spettacolo scaturito dalla risposta -talvolta anche decisamente attiva- da parte della numerosa platea: dei coetanei e conoscenti dei protagonisti che rivedono sul palco un patrimonio di immagini condivise e dei più giovani che entrano in contatto con un mondo in parte nuovo e affascinante.
Ecco allora che tra le note dei loro brani preferiti e delle filastrocche della loro infanzia, gli anziani si fanno assoluti protagonisti di un mondo in bilico tra passato e presente, fatto di corteggiamenti, battibecchi, dichiarazioni d'amore, giochi e riunioni tra amici.
A permeare l'atmosfera la loro palpabile ansia da palcoscenico che si trasforma in impegno, dedizione, emozione ed entusiasmo. Un entusiasmo e una capacità comunicativa che fanno centro e che aprono uno squarcio su una potenzialità del teatro che, talvolta, viene dimenticata davanti a spettacoli, per così dire, convenzionali e che in una domenica pomeriggio in un piccolo teatro di quartiere è stato un vero piacere riscoprire.



VOTO: /5

giovedì 19 marzo 2009

Buon viaggio professore......

In un blog che, per quanto modestamente, parla di cinema non poteva mancare un ultimo saluto a un professore che di cinema ha vissuto e che ha insegnato ai suoi studenti ad amarlo ancora di più......così ho deciso di usare le parole che chi la conosceva bene ha scelto di dedicarle con grande affetto.....buon viaggio professore.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

(Eugenio Montale, Ho sceso dandoti il braccio...)

martedì 17 marzo 2009

India

Lunedì 16 marzo è andato in scena al teatro Fraschini lo spettacolo India per la rassegna "Altri percorsi". E proprio della scoperta di altri percorsi si tratta, percorsi che fanno avventurare lo spettatore nell'appassionante mondo delle credenze e della mitologia di uno dei paesi più affascinanti dell'Oriente.Mara Baronti, attrice che da molti anni si dedica al teatro di narrazione, ci guida -sotto la regia di Alfonso Santagata- nell'esplorazione di un vasto repertorio di racconti e di miti fondativi della cultura e della religiosità indiana. Ci avviciniamo così -attraverso le storie di figure divine quali Brahma, Shiva, Vishnu, Kama, Sati e molti altri- alle leggende sulle origini del mondo, della morte, della passione e della concezione ciclica della vita. Così lontana dall'approccio lineare del mondo occidentale, questa visione del tempo, di uno scorrere e ricorrere di tutte le cose da cui nessuno e niente è escluso è più volte richiamata nel corso dello spettacolo, oltre che dalle parole, dall'immagine riccorrente delle ruota suo simbolo chiave.La voce suadente e coinvolgente della narratrice si amalgama con un apparato scenico di straordinaria ricchezza ed eterogeneità, realizzato da Beatrice Meoni. Pannelli mobili e trasformabili, sui quali vengono proiettate luci, immagini e video, vengono animati da Cristina Alioto e Patrizia Belardi che danzando, cantando e suonando, con grande perizia e raffinatezza, danno vita a quadri di grande fascino. Uno fra tutti il ballo della gonna roteante che sembrava, a tratti, sospeso in un ritmo surreale di rallentamento e accelerazione.
Per concludere con un triplo finale del quale vorrei ricordare l'ultimo aneddoto: un racconto che ci porta a riflettere su come, nonostante tutte le differenze filosofiche e religiose, l'interrogativo principe dell'uomo -qualunque sia la sua cultura- sia la ricerca incessante di un senso della vita che si ritroverà a pieno solo con il ritorno al Tutto:

Una bambola di sale aveva mille domande e dubbi e desiderava
conoscere l'oceano che le aveva dato la vita per interrogarlo
e per dare una risposta a tutte le sue perplessità.
Arrivò all'oceano carica di tutte le sue incertezze e,
non appena mise piede nell'acqua che l'aveva generata,
si sciolse e tutte le sue inquietudini sparirono;
non aveva più dubbi, nè domande...
era tornata all'Origine.



VOTO: /5