Forte, crudo, potente: così si è presentato lo spettacolo “Roman e il suo cucciolo” in scena al teatro Fraschini dal 8 al 10 febbraio per la sezione prosa.Protagonista un Alessandro Gassman perfettamente calato nella parte di Roman, un rumeno emigrato da ragazzino con la madre in Italia per sfuggire al regime di Ceausescu e diventato spacciatore per sopravvivere e per mantenere il figlio. Il suo Cucciolo, cresciuto tra pusher e protettori, ma tuttavia con l’inclinazione alla scrittura. Un giovane non italiano, ma nemmeno rumeno che si sente lontano dalle proprie origini e allo stesso tempo non integrato nella società in cui è nato. Un ragazzo il cui padre vorrebbe tenerlo lontano dall’uso delle sostanze grazie alle quali si mantengono, sperando per lui un futuro migliore. Un Cucciolo, però, indifeso e solo. Alessandro Gassman dà vita ad un padre irruente, un uomo che sbaglia, che prevarica a volte, ma che a suo modo vuole bene al figlio e che non riuscirà a sopportare il proprio fallimento più grande.
Una compagnia di attori (oltre a Gassman, Manrico Giammarota, Sergio Meogrossi,
Giovanni Anzaldo, Matteo Taranto, Natalia Lungu, Andrea Paolotti) che - attraverso una recitazione urlata, a tratti violenta, ma non per questo poco curata - restituisce con lucido realismo tutto lo squallore, il disagio e il dolore dell’ambiente della droga e della prostituzione che schiaccia e travolge ogni barlume di evasione e di speranza.
Ad amalgamare il tutto una suggestiva scenografia (firmata da Gianluca Amodio) che, con gusto cinematografico fatto di stacchi, primi piani, sequenza in sovraimpressione e note sonore di accompagnamento, crea un’ambientazione altrettanto bruta e scrostata sullo sfondo della quale si svolgono le vicende. Un’atmosfera che trascina a forza lo spettatore nel mezzo della scena, che lo coinvolge emotivamente, che non gli permette di rimare al margine.
Una compagnia di attori (oltre a Gassman, Manrico Giammarota, Sergio Meogrossi,
Giovanni Anzaldo, Matteo Taranto, Natalia Lungu, Andrea Paolotti) che - attraverso una recitazione urlata, a tratti violenta, ma non per questo poco curata - restituisce con lucido realismo tutto lo squallore, il disagio e il dolore dell’ambiente della droga e della prostituzione che schiaccia e travolge ogni barlume di evasione e di speranza.Ad amalgamare il tutto una suggestiva scenografia (firmata da Gianluca Amodio) che, con gusto cinematografico fatto di stacchi, primi piani, sequenza in sovraimpressione e note sonore di accompagnamento, crea un’ambientazione altrettanto bruta e scrostata sullo sfondo della quale si svolgono le vicende. Un’atmosfera che trascina a forza lo spettatore nel mezzo della scena, che lo coinvolge emotivamente, che non gli permette di rimare al margine.
Uno spettacolo decisamente degno di nota che non può lasciare indifferenti.

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