domenica 13 luglio 2008

La critica....

Con la fine della stagione teatrale pavese e le mie, purtroppo, poche occasioni di recarmi al cinema in questo periodo, il blog langue...e allora, complice il dvd di "Ratatouille" - graditissimo regalo ricevuto in occasione del quarto di secolo da me raggiunto recentemente- ne approfitto per postare il brano sulla critica scritto dal temutissimo, ma ormai ravveduto, Monsieur Ego di cui avevo avuto modo di accennare nella mia recensione al film del 21 ottobre 2007.
Validissima analisi del ruolo rivestito dal critico, non solo nel campo culinario, vuole essere una piccola dichiarazione d'intenti da parte della sottoscritta che, lungi dal ritenersi una vera e influente "critica" teatrale o cinematografica, nel suo percorso da "opinionista del web" vuole tenere chiari davanti a sè questi semplici, ma fondamentali principi:

"Per molti versi la professione del critico è facile,
rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere
che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio.
Prosperiamo grazie alle recensioni negative che sono uno spasso
da scrivere e da leggere.
Ma la triste realtà cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande
disegno delle cose anche l'opera più mediocre
ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale.
Ma ci sono occasioni in cui un critico rischia davvero,
ad esempio nello scoprire e nel difendere il nuovo.
Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni,
servono sostenitori."

Buona estate a tutti!

sabato 3 maggio 2008

Iron Man

Dal 1° maggio è sugli schermi italiani Iron Man. L'ultimo atteso eroe della Marvel, che vede la luce -o sarebbe meglio dire la carta- per la prima volta nel 39° numero della serie a fumetti "Tales of suspence", prende vita al cinema per la regia di Jon Favreau.
Niente punture di insetti radiattivi, mutazioni genetiche o esposizioni nocive per questo "self made hero" che, facendo leva sul tipico spirito di intraprendenza americano, riesce con le sue sole forze e il suo ingenio a trasformarsi in una delle personalità più amate dagli appassionati del genere comics.Tony Stark è l'erede di un grande impero industriale fondato sulla produzione di armi ad altissima precisione e dalla potenza devastante. Principale fornitore dell'esercito americano impegnato sul fronte afgano, proprio durante un viaggio dimostrativo sul campo viene rapito dai terroristi arabi che lo rinchiudono in una grotta con l'incarico di riprodurre la sua ultima micidiale invenzione: il missile Jericho. Qui il magnate delle armi, accortosi che anche gli avversari beneficiano del suo operato e resosi conto della grande responsabilità che la sua figura riveste nell'alimentazione della guerra, decide di abbandonare il ruolo di "mercante di morte" che, fino ad allora, aveva rivestito senza alcuno scrupolo morale. Aiutato da Yin-Sen (Shaun Toub), suo compagno di prigionia, progetta un' armatura che, alimentata dallo stesso congenio che lo mantiene in vita (tenendo lontane dal suo cuore le schegge dei proiettili con cui è stato colpito durante l'attentato), gli permetterà di evadere. Tornato in America, Tony Stark annuncia alla stampa di voler definitivamente abbandonare la produzione di armi e si dedica al perfezionamento della sua avvenieristica armatura con la quale fronteggerà ancora una volta i terroristi e il suo nuovo nemico: Obadiah Stane (Jeff Bridges), vecchio socio di suo padre che non vede di buon occhio le mutate attitudini del giovane e nutre da sempre mire di comando sulle Starks Industries.
A interpretare il protagonista, l'attore Robert Downey Jr. che ben incarna questo rampollo milionario e geniale, un po' arrogante, sempre pronto alla battuta sarcastica, avvezzo alle donne e ai divertimenti che si ravvede per trasformarsi in un supereroe in difesa dei più deboli.
Con 186 milioni di dollari di budget, la prima produzione interamente gestita dalla Marvel e dal suo presidente Stan Lee (presente in un simpatico cameo all'interno del film) è una vera chicca per gli appassionati di tecnologia e di computer graphic. Gli effetti speciali, firmati Industrial Light & Magic, non cadono nell'errore -rischio spesso ricorrente in questa tipologia di film- di sembrare stucchevoli e fini a se stessi. Sempre al servizio della narrazione, contribuiscono all'esaltazione delle qualità performative di Iron Man e offrono anche un simpatico e "umano" ritratto del supereroe che, nel suo percorso di genesi, non è esente da buffi e goffi siparietti, spesso in compagnia dell'intelligenza artificiale che lo coadiuva nei suoi esperimenti.
Da non dimenticare anche la gradevole presenza di Pepper Potts (Gwyneth Paltrow), la premurosa assistente tutto-fare di Tony Stark, e il ruolo di James Rhodes (Terrence Howard) pilota dell'esercito e migliore amico del protagonista che rivestirà un ruolo sempre più importante nelle avventure di Iron Man.
Nell'eterna lotta tra bene e male, questa è solo la prima avventura cinematografica di Iron Man del quale si attendono sicuramente altri episodi. Non siate impazienti e attendete pazientemente lo scorrere di tutti i titoli di coda per averne la prova.



VOTO:
/5

martedì 1 aprile 2008

Tutta colpa di Garibaldi

Ieri 31 marzo, a Pavia, è andato in scena l'ultimo appuntamento del ciclo "Il teatro che ride". Gioele Dix, abbandonato il ruolo dell'automobilista cronicamente "incazzato" dell'ultima stagione di Zelig, arriva al teatro Fraschini con lo spettacolo Tutta colpa di Garibaldi.
Il testo, del quale l'attore protagonista è autore insieme a Nicola Fano e a Sergio Fantoni (anche regista dello spettacolo), in un mescolarsi di comicità e riflessione, ripercorre alcune delle vicende che vedono coinvolto l'Eroe dei Due Mondi nel processo verso l'unità d'Italia. Da un accurato studio di memorie e testimonianze emerge un ricco e variegato ritratto di Garibaldi che, attraverso alcuni episodi salienti della storia "italiana" dalla prima guerra d'indipendenza alla spedizione dei mille, attraverso gli esili e i viaggi all'estero, restituisce un'immagine del generale coraggioso, del condottiero a volte spericolato, del marito innamorato e dell'uomo tenace che , fiducioso nel proprio obiettivo, "vuole farsi i fatti degli altri in un paese dove tutti pensano ai fatti propri".
Lo spettacolo inizia quando Gioele Dix arriva su un improbabile palco per mettere in scena uno spettacolo su Garibaldi e qui trova una brutta sorpresa visto che, ad attenderlo, invece di un'intera e organizzata compagnia di attori e tecnici, l'attore trova solamente una volenterosa e vivace "location manager" brasiliana (Edmarcia De Androade) e un abile contrabbassista spagnolo (Matteo Malavasi) a sostituire l'orchestra. Proprio in loro compagnia, dopo un'iniziale riluttanza, l'attore comincia le prove generali di quella che non vuole essere una semplice lezione di storia, ma l'ironica e a volte sarcastica riscoperta di avvenimenti del passato che hanno segnato indelebilmente il destino italiano. Ed è così che, accompagnata da un sottofondo musicale magistralmente interpretato ed estremamente vario (si va dal rock agli inni nazionali, passando attraverso le canzoni patriottiche, i ritmi latini e gli spartiti di cantautori italiani), si srotola davanti gli occhi dello spettatore una sequenza di eventi nei quali è possibile riconoscere innegabili somiglianze con la contemporaneità. Ed ecco che tra approssimate (solo per quanto riguarda i mezzi di scena e non certo i contenuti) ricostruzioni storiche, battute umoristiche e giochi di parole, favoriti dall'internazionalità dello staff e dalla veloce parlata della preziosa assistente sudamericana, emergono temi attuali da quelli quali gli interessi e l'incoerenza della classe politica, il conflitto d'interessi, il lavoro precario condito dagli estenuanti "le faremo sapere" e molto altro ancora. A fare da filo conduttore quel concetto di italianità che ha potuto svilupparsi e prendere piede proprio grazie a (o forse sarebbe meglio dire 'per colpa di') Garibaldi che con le sue aspirazioni a dato il via al processo di unificazione nazionale. Un'italianità messa alla berlina in questo spettacolo e fatta di incoerenza, di disorganizzazione e di quei luoghi comuni che ci rendono malamente noti all'estero.
A suo agio nel riprodurre le più disparate sonorità dialettali dei regni pre-unitati a servizio di una narrazione puntuale, ma divertente, attraverso una recitazione briosa e versatile, Gioele Dix ci guida in questo insolito e interessante viaggio alla scoperta non solo di un personaggio storico, ma anche di una parte di noi e della nostra natura.




VOTO: /5

venerdì 28 marzo 2008

Muratori

Curiosa di vedere dal vivo uno spettacolo che avevo "solo" sentito raccontare dal suo autore, mio coinvolgente e brillante professore durante un corso universitario di scritture per la scena e per lo schermo, mi sono recata ieri, 27 aprile, al teatro Fraschini di Pavia per assistere alla messa in scena di Muratori.
Giunto al sesto anno di repliche, questo testo è finalmente arrivato nella città natale di Edoardo Erba, il drammaturgo che lo ha ideato, e ha saputo coinvolgere la platea con la sua ironia e col suo tono leggero, ma non frivolo. E' attraverso battute e situazioni divertenti, infatti, che lo spettatore, tra una risata e l'altra, è condotto in un viaggio tra la quotidianità umana più concreta e il mistero di una visione poetica dell'esistenza incarnato dal medium teatrale.
Muratori racconta la storia di due manovali romani Fiore (Paolo Triestino) e Germano (Nicola Pistoia) che, per raggiungere il sogno di aprire una loro ditta di spurghi, accettano di lavorare per un'imprenditore che ha chiesto loro di chiudere con un muro il boccascena di un teatro ormai in disuso, per permettere al supermercato vicino di allargare il proprio magazzino. Ovviamente, complici i vincoli dei beni culturali e l' abitudine italiana allo sfruttamento del lavoro irregolare, i due sono costretti a lavorare in nero e di nascosto.
E così, in un originale e coinvolgente gioco metateatrale, l'intero teatro pavese -e non solo il palcoscenico- si trasforma nel deserto stabile romano nel quale, di notte, giungono i due amici per portare a termine il loro compito. Il pubblico in sala "scompare" trasportato dal magico gioco del Teatro in un'altra dimensione, per farsi testimone delle fatiche e delle confidenze dei due muratori che, spingendo su è giù dal palco carriole cariche di mattoni, riflettono a modo loro sui problemi di tutti i giorni, sulla vita, sulle delusioni d'amore e su alcuni dilemmi della contemporaneità.
E mentre, come moderni automi che ricordano un po' le catene di montaggio chapliniane e gli operai langhiani di "Metropolis", costruiscono questo muro, incontrano Giulia (Eleonora Vanni), una donna bellissima e seducente che modificherà la loro visione delle cose. Questa figura, avvolta nel mistero, altri non è che la protagonista della " Signorina Giulia" di Strindbergh, ultimo spettacolo andato in scena in quel teatro. Con il suo ingresso la protagonista femminile porta con sè tutto il potere evocativo del Teatro che, sebbene risulti sempre più estraneo in un mondo concentrato spesso solo sui beni materiali, deve essere difeso e salvaguardato.
Guidata dalla regia di Massimo Venturiello, l'interpretazione dei due attori (che ho potuto apprezzare al meglio, favorevole un ottimo posto a sedere che mi ha permesso di vivere da vicino la loro presenza) mette in risalto qualità di immediatezza e di affiatamento che, insieme ad un testo vivace nel quale le battute e gli scambi si susseguono senza mai perdere la loro frizzantezza e pregnanza, contribuiscono a fare di Muratori uno degli spettacoli più interessanti e godibili di questa stagione teatrale pavese.



VOTO:/5